Incominciamo quindi chiedendo perdono per tutte le volte che siamo stati poco attenti, rozzi e persino violenti con le persone che incontriamo ogni giorno. Isaia. Nei Corinti il primato della profezia rispetto alle lingue è un discorso audace: ma "le lingue" pur essendo rivolte a Dio, partono dagli uomini, mentre la profezia parte da Dio e va verso gli uomini. La cura di Gerusalemme verso il suo popolo avviene attraverso le genti e questo è piuttosto difficile anche per noi oggi. - Il primo versetto del cap 4 in greco dice: "il tuo nome sia invocato su di noi"; quindi si tratta non solo di un casato, ma di un'espressione aperta ad una interpretazione cristocentrica. - Dove e quando avvengono queste nozze? - Di tutte le conseguenze della vanagloria, colpiscono due cose: la nudità del capo (vs 17), che richiama il fatto che ognuno deve essere rivestito di Cristo, e la desolazione (vs 26). Il leone morirà per i tanti pastori, ma questo è il miracolo che celebriamo nell'Eucarestia. - Il Signore viene innalzato, c'è un'opera che lo rende più alto. Luoghi che diventano desolati, patiscono l'aggressione e la violenza da parte degli spiriti impuri rappresentati dagli animali ricordati (vs 21-22). La domanda non ha risposta, viene usato lo stesso verbo della Madonna, "com'è possibile". E si arricchisce anche di un nuovo elemento: le sentinelle, che in questa festa hanno una funzione importantissima. Il digiuno è il desiderio che arretri la nostra volontà in modo che sia la carità di Dio ad agire in noi. - Le tribù nominate nel brano di oggi sono: Dedan, figlio di Cam (Gen. 10), maledetto per aver scoperto la nudità del padre; quindi c'è un segno di maledizione; il suo nome però compare anche fra i figli di Abramo e in questo caso c'è benevolenza da parte di Dio. Ci conceda il Signore una luce interiore che ci permetta, nell'oscurità della nostra vita, di vedere il Re e la sua santa Città. E' la buona notizia data ai poveri. - vs 4: nei LXX dice: "Quando avverrà l'ardore del mio animo, io li guarirò". Questo non è contrapposto all'interpretazione cristiana che vede, nel servo, Gesù, perché in fondo è la stessa cosa. O profondità della sapienza e della scienza di Dio! Ieri Dio ci ha presentato la carità come un dono che viene da Lui. Non è una visione miracolistica, ma ogni situazione è portata a pienezza dalla presenza ovunque del Signore. E' proprio in questa desolazione che il Signore esprime tutta la sua consolazione. Per esempio nel caso del martirio: un cristiano come un altro si può lamentare e protestare, ma dovrebbe accettare e rendere grazie per quello che gli sta capitando. Anche nella liturgia è il Signore che conduce, è Lui che è guida e sostegno del nostro cammino. - vs 9: c'è un rimando a Gen 19, 24-28 in cui si parla del modo in cui il Signore punisce Sodoma e Gomorra. 12-9-00 Is 2, 1-5; 2Tm 2, 1-7; Lc 1, 39-45 (Francesco), Dobbiamo andare tutti insieme verso Gerusalemme. Chiediamo perdono per tutti i nostri peccati di egoismo e di trascuratezza verso le persone che ci sono affidate. Già al cap 11 parlava del suo inviato che avrebbe percosso l'empio con la verga della sua parola. I nostri pensieri invece sono legati alla terra. L'ammonizione circa la sterilità della terra e le casa senza figli, sembra una conseguenza dell'avidità. Questo contrasta con la nostra percezione storica per la quale ci sembra che il male cresca sempre. Il discorso che gli Egiziani diventeranno come femmine, tremeranno e temeranno, forse non è un castigo, ma una grande speranza. In questa casa, gli uni per gli altri noi siamo angeli. 21-3-01 Is 61, 1-4; 2 Co 13, 5-10; Lc 22, 66-71 (solo lodi). Il banchetto liturgico è l'inizio di una storia nuova. Il vangelo ci aiuta a comprendere: la gloria del Signore sono i segni della sua passione e l'altro segno piccolo è quello del mangiare: i discepoli gioiscono per la comunione con lui. - Siamo grati al Signore per la ripresa del tempo ordinario nel quale il profeta Isaia ci propone parole di consolazione e ci mostra che il Signore porta a compimento tutte le sue promesse. 2-10-00 Is 8, 11-15; Fm 1-12; Lc 4, 1-15 (Giovanni), Solo il Signore sia l'oggetto del vostro timore. In realtà la applica, ma a sè: non muore l'adultera, ma morirà lui. Questa non è una diminuzione del nostro rapporto personale con Dio, anzi ne è la pienezza. Non c'è nessun privilegio, la giustizia di Dio si compie sopra le differenze ed ingiustizie del mondo. Ricorda il segno della croce. Ci lasciamo confortare dalle parole che dicono la volontà di Dio di custodirci e di salvarci. In quel brano era facile vedere la profezia della venuta del Verbo di Dio, Gesù, fra l'umanità per portare la salvezza. Oggi siamo qui e Lui ci ripropone la vertigine di questa Parola nuova e tutto quello che siamo è creato continuamente da Lui in questo momento. E' un vendicatore che, con giustizia, calpesta i nemici. Infine (vs 31), c'è la beatitudine di coloro che sperano nel Signore e sanno stare dentro, con mansuetudine, alle loro tribolazioni: il Signore dà loro una forza ed una giovinezza che travolgono ogni limite anagrafico. Poi è richiamata 2 Cor 5 quando dice: "Se uno è in Cristo, è una creatura nuova". Dio agisce indebolendosi, spogliandosi. La parola che viene mandata e cade, non è "contro Giacobbe", ma "in" o "su" Giacobbe; nei LXX poi non è "caduta" ma "venuta": è il Cristo stesso. Ho anche pensato: "Per fortuna domattina siamo a Sammartini dove è bello anche morire!" Il Signore brucia ciò che non è buono ai suoi occhi per lasciare l'uomo nuovo purificato. - Sorprende come il vs 10, dopo tutti i guai combinati, suggerisca solo che bastava dire "inutile" e lui è pronto ad accogliere di nuovo. 17-10-00 Is 13, 14-18; Fil 3, 17-4, 3; Gv 12, 24-27 (Massimo). - In relazione al vangelo: Ezechia è uno che arricchisce davanti a Dio e non accumula per sè. - Ieri il profeta Isaia ci ha mostrato l'immagine più completa dell'inviato del Signore, immagine che oggi si unisce a quella della discendenza di questo inviato. Sono gli strumenti che Dio assegna al suo inviato per esercitare la giustizia. Il vero giusto è chi spera nel Signore, lo cerca e lo desidera. L'ultimo versetto ricorda la Passione del Signore, l'ora delle tenebre; i tizzoni ricordano le lanterne con cui sono andati a prendere il Signore, è una luce alternativa che non illumina. - Affidiamo a San Felice, settimo vescovo della chiesa di Bologna, questa giornata che ci introduce alla festa di San Petronio, che a sua volta prelude quella di San Francesco, nostro patrono. Ma lo fa piangendo e non c'è lacrima che Dio non veda. E' interessante che questo cammino abbia un momento di vergogna, un'esperienza del peccato che delude. I segni cosmici di rovina riguardano tutta la terra. Anch'esso deve subire la necessaria purificazione. Questo è il suo segreto, è una lode della laicità, Dio non si vede, le persone non sanno, ma Lui è dentro la vita, nel suo tessuto. Ci sono immagini molto belle di bambini portati in braccio, ma non si parla del rapporto di Israele e Gerusalemme con il loro Dio, ma di Israele e Gerusalemme con le genti. - Il testo di oggi ricorda il colloquio con Dio riguardo la distruzione di Sodoma e Gomorra. Il giudizio di Dio è la sua croce. E' il Signore la causa del diventare stolti dei sapienti (vs 14), questo è il tema del cap 6 dove il Profeta viene inviato per indurire il cuore del popolo. Quando si ricorda un'apostolo, la liturgia mette in evidenza la grazia di coloro che portano lieti annunci ed estraggono gli uomini dal mare della solitudine. Anche nella frantumazione della nostra morale è importante sapere che (vs 15) Lui è il nostro creatore, il nostro Santo, il nostro Re. I tre "qui" di vs 16 forse fanno pensare che lui abbia ritenuto suo il possesso della terra, lui si è costruito un sepolcro suo, mentre Gesù l'ha avuto in prestito. C'è guerra fra Dio e il forte che abita nel cuore dell'uomo. L'ultimo versetto dice: "Anche questo viene dal Signore degli eserciti"; questa sapienza delicata e attenta alle diversità dei frutti della terra, ci dice la necessità di entrare nella conoscenza di chi ci sta davanti per poter trattare nel modo migliore ogni uomo. - E' bello che la liturgia ci conduca con grande delicatezza e sapienza dalle letture domenicali al tessuto della lettura feriale con così grande continuità. La prima (vs 9-11) mostra la presunzione del re Assiro di pensare che Samaria e Gerusalemme siano come le altre città aramee e quindi che lui possa vincerle. Nella lettera, al vs 18, il santo monte è quello in cui saliamo ogni mattina per uscire dalle nostre tenebre. Sembra ci sia una precisa volontà del servo di seguire questa strada, che lui non subisce, ma accetta con mitezza straordinaria. Gesù soffre come peccatore essendo innocente: è il modo in cui Gesù raggiunge tutto e tutti. Se il male viene poco rispettato, viene banalizzata anche l'opera buona di Dio. Quindi non è un salario secondo i meriti, ma secondo il suo cuore. La prima benedizione è per il popolo d'Israele disperso in questi paesi. Il Signore c'è se ci sono due o tre riuniti. - vs 5: "confusi" ricorda la fine del vangelo di Matteo quando dice che i discepoli dubitavano. Possiamo cogliere così una testimonianza nuziale, un amore casto, pieno di desiderio e di intimità con Gesù. L'ultimo versetto, "non sarà espiato questo vostro peccato finché non sarete morti", può voler dire che il peccato non sarà mai espiato, oppure che con la morte si espia questo peccato. "Non ti inganni il tuo Dio in cui confidi" richiama i dialoghi sotto la croce degli schernitori. Tutto va letto all'interno del fatto che "verrà esaltato il Signore, lui solo". Quando la parola grida da dietro "questa è la strada! Spesso nella nostra vita si percepisce qualcosa di nascosto in noi. Il fatto poi che Gesù sia crocifisso sul monte Calvario sembra proprio che sia perché tutti possano vedere l'abominio (vs 24). Il Signore prepara le nozze nel deserto della nostra vita. Anche la parola "mani" si trova più volte: al vs 6 "ci hai messo nelle mani delle nostre iniquità"; al vs 7 "tutti noi siamo opera delle tue mani", quindi una preghiera che ricorda che noi siamo in buone mani. ", o la Maddalena che lo scambia per il giardiniere, o i dicepoli di Emmaus che non sanno chi sia quel pellegrino e lo riconosceranno solo allo spezzar del pane; in Gv 21 non lo conoscevano e non osavano più chiedergli "Chi sei". Quando Ciro parla è Dio che parla. Il timore davanti alla santità di Dio è un elemento importante. In conclusione, è un testo molto bello che descrive un incontro felice fra il Signore ed il suo popolo che ricorre a lui nella consapevolezza di non avere altra speranza. Siamo nelle tenebre da molti giorni, con sventure grandi per il popolo e oggi finalmente il popolo ha visto una grande luce. Richiama il brano del vangelo in cui bisogna mettersi d'accordo per strada, prima del giudizio di Dio. Il tema del mare, simbolo delle potenze avverse a Dio, è molto presente in questo brano. Qui non ci sono più regimi, ma solo l'annuncio, che è la Pasqua, è il perdono, è la Resurrezione. Non c'è nelle letture di oggi una vita solitaria e nel terrore: Paolo può essere l'angelo custode di Onesimo, lo Spirito Santo quello di Gesù, non c'è solitudine. Anche nel testo di Isaia si parla di riconciliazione e di ritorno a Gerusalemme. - Ringraziamo il Signore e la Vergine Maria che ci consentono di celebrare la memoria della Vergine Addolorata. Giacomo nella lettera oggi ci dice che qualunque cosa ci capiti bisogna trovare il modo di portarla al Signore. La più grande fatica non è accettare che ci siano i peccatori, ma che il vangelo sia fallito. - L'ultimo versetto "a suo tempo farò ciò speditamente" sembra quasi una contraddizione, perché "a suo tempo" indica un qualcosa che verrà più tardi, mentre "speditamente" dà il senso della fretta. - Segno sulla mano: richiama Apocalisse quando parla dei sigilli e del segno sulla fronte che hanno gli eletti. E' il mistero stupefacente di come Gesù abbia unito cielo e terra, vita e morte; altrimenti si introduce il sospetto che Cristo sia venuto perché è successo un incidente. - vs 2: "Ho teso la mano a un popolo ribelle" richiama la lettera dove Paolo dice che tutti seguono i propri interessi, ma non Timoteo che può seguire gli interessi dei fratelli e non pensare ai propri. Il Signore vuole cambiare le sorti del popolo, il cambiamento sarà in nome della misericordia di Dio. Questo fa vedere la bontà del Signore e la potenza della preghiera di ogni uomo. Al vs 22 dice : "Il Signore è nostro giudice, legislatore, re...ci salverà". Noi non siamo capaci di diventare bambini, non ne abbiamo voglia; per farci entrare nel Regno dei Cieli, il Signore allora ci costringe a diventarlo con la vecchiaia e con la malattia. Nel vs 16 ci sono parole già dette da Dio al suo servo, che ora sono rivolte a tutto il popolo. Misteriosamente rimane madre di figli che non ha allevato. La storia è dominata dal suo assoluto desiderio di salvezza. - Il vangelo della trasfigurazione è molto bello. Infine i riferimenti storici: Madian (vs 26) era anche all'inizio di cap 9 e in Giudici: è una guerra vinta per pura potenza di Dio, usando un piccolo resto dell'esercito (300 uomini). Questi aggettivi possessivi sono molto belli: anche noi siamo suoi. In che modo questo brano può essere profezia di Gesù? - vs 14: "voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore". Quindi dopo la messa dobbiamo essere pronti a leggere in tutti la mano di Dio. San Paolo poi ci parla spesso di paglia e di pula, ma il giudizio sorgerà come un fuoco che salverà. Quindi il giudizio verso il fratello è gravissimo: per noi c'è la figura drammatica della trave nell'occhio. E' un agire mite ed invasivo, affinchè lo si conosca come abitante dentro di noi, non lontano.Ed è vero che non lo conosciamo, è sempre antico e nuovo. Si tratta invece di un testo sorprendente, che non nega niente di quanto detto ieri. Il soggetto delle nostre imprese è il Signore. Ci sarà lo sterminio, ma questo porterà alla salvezza perché viene distrutto il male. Quando recitiamo i Salmi ci "nascondiamo" dietro questo Giusto per entrare con lui nella benedizione del Signore. - Questa sera le scritture ci parlano di un bambino del profeta; è un bambino che nasce dalla custodia della parola del Signore e, per volontà di Dio, gli viene dato un nome bruttissimo, con dei significati che vogliono dire sventura, povertà, guai. Chiediamo perdono per la durezza del nostro cuore nel capire gli avvenimenti della nostra vita. Il popolo è stato abbandonato dai capi, presi o fuggiti, e non ha riferimento. In Gesù c'è un compito affidato ad ogni uomo. Anche la nostra vita è spesso così: sempre presa dalla costruzione delle nostre cose, indifferente a quel Dio che, proteso su di noi, ci ama. Anche nei testi degli ultimi giorni (la notte che succedeva al mattino e poi l'invito alle carovane a passare la notte nel bosco), hanno riferimenti alla notte del Getzemani. Nel vangelo di Giovanni si dà grande importanza ai segni. �S���%�A^�{�,^;J��.́1z陴ڀ�ʑv]iK���C�{���5S�2P�{���B4���Hm�'ZY���j��_��&� a� �!�8�|��$%��fK�m��^H���X���R�BZe̙A��7/"%[�DKY0��z�V�ژ�t�$r0Xi��ڈC��Ҹ��t�d�Xˁ`���/�h=����ϭ�WBi���%�W\}o�_����ϔ���6���'��n������c�B�|�aIj�����ǔ�e�!�e�if�9�� }�h�R&��-!��gu5)�,a=g��\� �Ҡ�>rwyKT��*��a����P9,R�an¥�A�`. Questo non vale solo per il nostro rapporto col Signore, ma anche per il rapporto con i fratelli. Questo per noi avviene ogni giorno per mezzo dell'eucarestia. - Il testo di oggi inizia con un "perciò" (che manca in italiano), che ci collega al testo di ieri, che è uno dei più importanti della nostra fede perché rappresenta l'interpretazione della storia nella speranza. In esso (vs 20-21), avverrà un cambiamento di atteggiamento del resto del popolo, che non confiderà più nelle nazioni potenti, ma nel Signore. Il testo ebraico è molto più prudente dei LXX, usa parole più semplici. - Colpisce l'ultima parte del testo dove si avverte una specie di rigetto del Signore verso l'assurda consacrazione, una specie di farsa, con uno pseudo ministro. La prova sperimenta l'uomo. - La lettera ieri metteva al centro il primato della carità, oggi la preminenza della profezia. E' il Figlio che fa sua questa storia e ci consegna la giornata di oggi. La vigna è al femminile, mentre tutti i riferimenti sono al maschile e quindi forse sono tutti riferibili a Dio. Anche la determinazione ad una nostra maggiore attenzione ed osservanza rimarrebbe sterile se non ci esponessimo alla dinamica che Dio ci ha fatto conoscere nell'atto del suo parlarci. "Verranno giorni": tempi della necessaria fine di una stagione della storia, frutti nuovi per tutti. Questi angeli sono le persone "segno" di Gesù: e come fa ad essere segno di Gesù un bambino che ha un nome così brutto? Il fatto che si può vivere dell'opera delle mani non è un'esaltazione dell'autosufficenza dell'uomo, ma è Dio che regala un frutto alla Chiesa che lei può realizzare con la sua opera. Purtroppo, invece, facciamo molti "tagli" ed abbiamo un atteggiamento ambiguo, tenendo separata la liturgia, che ci accomuna, dagli altri tempi e spazi della nostra vita. Solo la preghiera mi può strappare dagli idoli, riportare alla mia libertà ed farmi rientrare nella verità. Per questo chiediamo perdono al Signore. - Il brano del vangelo è un segno di grande misericordia da parte del Signore, una strada che ci viene data per far sì che l'invito del profeta possa essere accolto da ciascuno di noi. Il Signore ama il Figlio in noi, non noi direttamente. A noi è chiesto solo di avere un animo mite ed accogliente. - Le tre letture sono collegate per il vs 15: conversione, riposo e silenzio, in cui sta la forza. E' anche il silenzio di cui parla Sofonia. E' un'aratura che ha anche aspetti dolorosi, un lavoro per il quale il Signore agisce in profondità nella nostra anima; ma questo lo fa perché si possa seminare. Queste visioni, quindi, non sono solo insegnamenti o sgridate, ma anche profezie dette per illuminare la storia e darle speranza. La rovina di tutto ciò che non sta bene insieme a Gesù. Al vs 4 "la roccia eterna" rimanda alla casa edificata sulla roccia (Mt 7) che è l'ascolto praticante della parola. Non bisogna mai aggredire il momento del lamento e del pianto perchè sappiamo che nel giudizio di Dio anche il lamento ed il pianto sono motivi di gioia più grande. - Il primo versetto nei LXX è diverso dall'italiano, richiama il passo evangelico in cui i discepoli di Giovanni iniziano a seguire Gesù. - Tutti i segni di distruzione del brano di Isaia si possono collegare alla seconda lettura dove Paolo è in prigione, solo e abbandonato. L'estraneità è il principio della inimicizia. Siamo esortati a riscoprire nella nostra debolezza il luogo dove si compie la potenza di Dio ("Ti basti la mia grazia!"). Elemento importante dell'opera di Dio è l'umiliazione dell'uomo vecchio e l'esaltazione della nuova creatura. Isaia oggi inizia con una domanda: "Chi è costui?" Nel vangelo di Giovanni sembra che anche chi viene ad arrestare Gesù sia da lui affascinato. - I protagonisti del testo sono tre: due presenti ed uno assente. Quando il soggetto diventiamo noi (vs 14), c'è un comando: ricordarsi quello che lui fa per noi; quindi non avere paura. Libro di Isaia – Indice: Premessa; Capitolo 1, 1 … Così anche il segno protettivo dell'uccello che difende i suoi piccoli ci porta a Gerusalemme ed alla passione di Gesù. Ogni momento della nostra vita, anche il più fallimentare, ha un senso profondo per noi e per l'umanità e dà frutto. Il cantico in origine è "la scrittura"; richiama il momento in cui Ezechia era entrato nel tempio con lo scritto pieno d'insulti e minacce del re d'Assiria. Il Signore rivendica che la rottura del rapporto non è dovuta a Lui, ma a loro stessi. - Allo stesso vs 5 è impressionante la frase dei detrattori, "Mostri il Signore la sua gloria, e voi fateci vedere la vostra gioia", perché coglie il problema del rapporto fra Dio e l'uomo. 1-2-01 Is 44, 1-5; 1 Co 15, 42-49; Lc 17, 1-6 (Francesco). Le parole forti del Profeta vanno inserite nel contesto del ricordo della passione del Signore. E' così che ci rialza. - Si può vedere un parallelo fra i tre popoli benedetti ed il brano degli Efesini in cui si dice che Gesù abbatte l'inimicizia e fa dei due un popolo solo. - All'inizio del brano l'invito all'ascolto va in diverse direzioni, ma il vs 1 termina con "senza sincerità e rettitudine" (in greco "senza verità e giustizia") che indicano non tanto la mancanza di qualità morali, ma della consapevolezza che il Signore è in mezzo a noi. E' Dio stesso che dà un segno: la Vergine (Israele), che viene fecondata dalla potenza di Dio e genera un figlio il cui nome indica la presenza di Dio in mezzo al suo popolo. L'immagine del sonno e dei sogni è molto utile. Oggi improvvisamente c'è il Signore, col suo amore geloso che riempie tutto. In conclusione oggi c'è il coinvolgimento del popolo dentro la storia bella di Dio e c'è anche la bellezza di questo partecipare alla festa del Signore. La Chiesa si vedeva circondata da nemici, una Chiesa in contrapposizione, affidata al potere delle armi e del denaro. Il brano del vangelo unisce a questi aspetti l'opera di Gesù e dei suoi discepoli di cura delle malattie che affliggono gli uomini. ha accenni ad Israele nella sua condizione liturgica; in greco usa proprio i temini porpora, bisso, scarlatto, una liturgia che si espone ad una relazione infedele con gli altri. E' il discorso sul sacerdozio universale. Consegnamoci allora al suo perdono. Questo dà al testo un taglio particolare. Noi siamo sempre chiamati fuori dai nostri sepolcri, siamo sempre nutriti e sostenuti. E' lo scandalo della croce di Gesù e di tante nostre esperienze di vita: nei momenti di prova ci si sente abbandonati. Dovunque si celebra il dolore dell'uomo c'è quest'offerta, questa fecondità segreta del dolore. In ebraico al vs 5 dice "il mio cuore geme", al cap 16, 9 "io piangerò nel mio cuore" ed al cap 16, 11 "le mie viscere fremono". Questo porta ad una comprensione più profonda del rapporto fra il popolo del Signore e gli altri popoli. La scrittura va citata con attenzione, non come fa il diavolo oggi nel vangelo. Quando i nostri angeli ci porteranno in paradiso riposeranno e noi ogni giorno sperimentiamo questo riposo nella liturgia dove tutto si distende e si pacifica. Questo verbo indica un'operazione che mette insieme pezzi andati in frantumi. Ieri il capitolo 31 criticava quelli che confidavano nell'Egitto. Quello che si dice della solitudine (vs 3 e 5) sembra convalidare la forza del vendicatore che fa tutto da solo, mentre per noi la solitudine di Gesù è dovuta al fatto che tutti lo hanno abbandonato, come pure è il caso per la solitudine di san Paolo in catene. Questa è la suprema idolatria: si pensa di essere bravi, non si sente il bisogno di essere salvati. Oggi facciamo memoria di San Girolamo, così importante per il suo impegno a tradurre la parola di Dio. Preghiamo perchè anche oggi la Chiesa sia luogo di pace e di accoglienza. In Lui viene celebrato come un grande abbraccio ed oggi, alla soglia della preghiera per l'unità dei cristiani, chiediamo al Signore che Ebrei e Cristiani possano leggere assieme le Scritture. - Il vs 1 è molto importante. Di chi sta parlando? Isaia. Al vs 9 si parla di figli che non vogliono ascoltare la Torà. Così è per noi: la vita è sempre qualcosa di prezioso e irripetibile. Dobbiamo convertirci alla sete, dobbiamo capire d'avere sete, altrimenti non riusciremo mai a far capire a qualcuno cos'è questo regalo; tutto diventa doverosità e va male perché l'ascolto non è una doverosa devozione. Il Signore è il Dio della storia: si servirà dei Medi per distruggere Babilonia (Salmo 137). Isaia attribuisce questa specifica opera di Dio a sè ed ai suoi figli, come a dire che Dio agisce anche attraverso la semplice parola dei Profeti, non per questo in modo meno prodigioso. - C'è vicinanza fra Isaia e vangelo per il tema dell'oppressione e per l'assicurazione finale che le armi del nemico non avranno successo. Non è bella questa specie di leggerezza di Ezechia, o forse è apertura? - Il testo è molto legato al vangelo dove le cose vengono nascoste a sapienti ed intelligenti e rivelate ai piccoli. Il vino poi diventerà il sangue del Signore. Al vs 18 sembra uno molto potente: "Ecco io e i miei figli siamo segni e presagi". "Abbiamo" mette in rilievo il possesso, ma in ebraico dice: "C'è una città forte per noi", quindi è un dono. - E' un messaggio universale, vale per tutti, non c'è più distinzione fra Israele e le genti. - La regola ci ha parlato di una speranza: la speranza nella potenza misteriosa della Parola, accolta nella preghiera, nel silenzio e nel lavoro. - Si può partire dalla domanda: come mai la preghiera di Gesù non impedisce il peccato di Pietro? La frase di vs 29 sembra dire che bisogna cantare sia mentre il Signore combatte, sia dopo, quando ha vinto. La ricompensa di cui parla forse più che una punizione potrebbe essere questo inseguirci del Signore per farci capire che siamo grandi peccatori. Questa convocazione, più che per un giudizio, sembra per un invito a tutti gli uomini, i luoghi e i tempi a condividere i sentimenti di Dio. Sembra che l'elezione del popolo avvenga nella "fornace" della povertà (vedi vangelo). Raab significa "superbia" ed è singolare che il popolo confidi nell'Egitto che è proprio il paese in cui è stato per tanto tempo prigioniero. Al vs 2 "massacro" in greco è "sgozzato" espressione che nell'Apocalisse è applicata all'Agnello. In questa vicenda pasquale di ogni giorno possiamo essere tratti fuori dai nostri sepolcri e restituiti ad un cammino di pace. "Io" di vs 3 è molto bello. Il peccato oggi viene denunciato dal Profeta come fatica da parte del popolo di accettare di essere il popolo del Signore. Si parla molto dei figli (Gerusalemme madre che gioisce), oggi si dice "come un giovane sposa una vergine così abiteranno in te i tuoi figli". Quindi possiamo sì essere guardiani l'uno per l'altro, ma, prima di tutto, siamo tutti pecore. Sotto la sua guida è iniziata l'integrazione dei popoli barbari nella fede cristiana. E' una separazione santa, una consacrazione. - vs 2: "Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai". 7-3-01 Is 56, 1-8; 2 Co 10, 1-11; Lc 20, 20-26 (Francesco). E' anche lo stesso verbo con cui Dio ha guardato l'offerta d'Abele: è bello che il primo sguardo sia quello di Dio.